Sul Lungomai di Livorno di Simone Lenzi

Illustrazione grafica in copertina di Onze. Onze è un illustratore romano, classe 1967. Il suo vero nome è Stefano Centonze.

Sul Lungomai di Livorno. Ed. Laterza. Illustrazione grafica in copertina di Onze. Onze è un illustratore romano, classe 1967. Il suo vero nome è Stefano Centonze.

“Gelaterie Sconsacrate” esce nel 1997 ed è Il primo album dei Virginiana Miller, prodotto da Marc Simon e Giorgio Canali (CCCP, CSI). Partiremo per andare “Tutti al Mare” per poi dirci che “L’estate è finita” e tornare a casa, nel totale ci sono 12 tracce ed i testi vengono scritti e cantati da Simone Lenzi, che poi realizzerà altri cinque dischi. Così Simone Lenzi parte da Livorno. I Virginiana Miller si impongono come gruppo di riferimento per il panorama indie con il loro pop-rock ed i loro testi sono tanto pieni di riferimenti culturali che ti incollano all’ascolto. Testi che mostrano tutta la capacità di scrittura. Naturale, allora, che l’autore, anche traduttore, cominciasse a scrivere testi più lunghi, romanzi. Tra autobiografia e saggio antropologico. Lenzi scrive prima “La Generazione” (Delai Editore, 2012, da cui Virzì trarrà il film Tutti i santi giorni), poi “Sul Lungomai di Livorno” (coll. Contromano, Ed. Laterza, 2013) ed in questi giorni esce “Mali Minori” (coll. I Robinson, Ed. Laterza, 6 giugno 2014).

Sul Lungomai di Livorno sono circa cento pagine che l’autore dedica alla sua città, con carezze e schiaffi, attraverso i suoi tre traslochi, da Piazza Magenta a Via Foscolo, a Via Mayer. Ci descrive una Livorno immobile, indolente, quasi senza “aspirazione”. Così i labronici non sono toscani “e siccome sei livornese non dici la hoha hola hon la hannuccia perché da noi non aspiriamo la c. Non ce l’abbiamo la cosiddetta gorgia fiorentina, mi dispiace. Da noi la c la tagliamo proprio, di netto. Senza aspirazioni. Ecco, siamo gente senza aspirazioni, mettiamola così”. Perché non si può aspirare ad altro se si è avuto la fortuna di essere nato a Livorno o l’intelligenza di averla scelta.

Livorno ammalia e “spreca” i suoi cittadini, incatenati alle proprie origini come i Quattro Mori, monumento simbolo della città, dalla fabbrica della Coca-Cola ai Bagni Pancaldi. Nel suo trasferirsi Lenzi è tornato di casa e ci spiega che in livornese tornato di casa non significa esserci già stati prima ma vuol dire semplicemente che “sei andato ad abitarci (…) è il luogo in cui si torna ogni volta (…) in realtà tornare avrebbe qui il significato etimologicamente conservativo di girare intorno a, e quindi di centrarsi in un punto, la casa, attorno al quale andremo sempre girando”. Si è orgogliosi di essere livornesi ed è per questo che si rifiuta la sua indolenza, anche a costo di andare a Lucca per comprare i materiali di ristrutturazione della casa di Via Mayer. Bello l’episodio dell’acquisto della mattonella, “ti piaceva e ne chiedevi il prezzo, ma lui era di un altro reparto: meglio se tornate domani quando c’è la bimba”; dei sanitari, “ti pareva avresti potuto sederti come in trono, ma purtroppo erano fori catalogo, infatti li doveva leva’ d’esposizione”, oppure “è tardi e si sta per chiude’”.

Sul Lungomai di Livorno è lo “Zio” di un amico d’infanzia, il romanticismo di Cristiano Lucarelli, il sorriso di Bob Marley, la pronuncia della doppia elle che Pier Vittorio Tondelli definisce uno scivolo lascivo o le e sempre più a di Rimbaud, quell’ovosodo di Virzì, il “Casting Livorno” di Oliviero Toscani a configurarlo come atlante antropologico, il poeta Trakl, gli Einsturzende Neubaten, Ferdinando I, i Quattro mori, Ricky Gianco e Henry James, Liverpool più che Firenze .. e ci si resta, immobili, magari anche sprecati perché ogni volta è facile sentirsi a casa, come in un posto accogliente. Perché a dispetto dell’immobilità, Livorno è per i suoi abitanti un luogo fortunato, dove i valori importanti segnano la differenza e nulla importa se lo Zio di Sandrino, con le sue macchine sportive targate “PROVA”, ogni settimana diversa, partiva sgommando per andare chissà dove e invece ora la sua occupazione principale è quella di curarsi del marciapiede davanti casa “Lo spazza tutte le mattine a quell’ora, meticolosamente”.

Simone Lenzi è andato via da Livorno con i suoi Virginiana Miller e da solo, con le sue traduzioni, i suoi libri ed i suoi studi e ci ha regalato un libro di rabbia e di amore per le sue origini. Quel tornare di casa, che sta per girare intorno a, quel di che Lenzi battezza come “preposizione provvisoria, o vicaria, messa lì in attesa che un bel giorno, senza neanche accorgersene, si possa sostituirla e dire che, finalmente, siamo tornati a casa”, è diventato a. Soprattutto, ci ha suggerito che per avere capacità di conoscere dobbiamo avere voglia di scoprire e che per tornare, dobbiamo prima partire.

Gianluca Giura

Innamorato di Marilyn Monroe, Bob Marley, Fabrizio De André, della Roma e di Francesco Totti. Avvocato con un Master in Giurista d’Impresa, presta il suo tempo come funzionario pubblico. Incapace di risolvere qualsiasi problema si è dato alla compilazione di liste della spesa “copia e incolla” e canzoni di 4° ordine di cui qualche volta ama vantarsi.

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