MAYA di Jostein Gaarder

26Toccava di nuovo a Josè. “Nelle pupille, visione e riflessione coincidono. Le pupille sono una magica porta scorrevole là dove lo spirito creativo incontra se stesso nello spirito creato. L’occhio che sorveglia l’universo è l’occhio dell’universo stesso” Ci fu silenzio per qualche secondo. Poi lui chiese: “Fiori o quadri?” (MAYA di Jostein Gaarder, Longanesi, 2000, pag. 131).
Dalla parte finale. Tre di cuori: Gli elfi dirigono i loro radiotelescopi verso le nebbie lontane alla periferia chiusa in se stessa. Però la meraviglia non si può cogliere dall’interno, e gli elfi sono dentro. Gli elfi vivono nel loro mondo. Sono incapsulati nella gravità ontologica di questo enigma. Loro sono ciò che è, dunque non ci può essere cognizione esatta, ci possono essere soltanto estensione e proseguimento.
Ci sono alcune linee portanti nella letteratura contemporanea, cioè in quella che dà le ‘carte’, similmente al libro che alla fine riporta tutti i semi del mazzo, con relativi aforismi, chiamati nell’insieme ‘Manifesto’:
1) la realtà non esiste come dato di fatto oggettivo, ma solo come creazione dell’uomo. Questi non è univoco risultato di un processo o un prodotto di cui si trova abitante, ma motore stesso della creazione. L’universo, ciò che egli vede e percepisce, è conseguenza diretta della propria natura e risponde a caratteristiche generali della sua specie e in minor parte personali, anche se queste ultime fanno la differenza;
2) ne consegue che ogni cosa che non può essere immaginata, che non emerge dall’orizzonte della coscienza dell’uomo, non ha alcuna possibilità di divenire reale;
3) non è il passato a determinare il futuro quanto il futuro a determinare il presente. Hai preso un raffreddore perché ti sei scoperto troppo con il freddo? No, in determinati casi importanti quello è l’evento accidentale. A me personalmente vengono in mente persone ligie al dovere e precise che senza nessun motivo apparente prendono molti malanni non collegati con l’attività che svolgono, ma che improvvisamente cessano quando cambiano lavoro;
4) le scoperte scientifiche hanno posto le basi della centralità dell’uomo. In questo universo, allo stato attuale, non esistono forme di vita evolute raggiungibili in modo tradizionale, ma solo supposte secondo un parziale modello matematico, le quali inoltre potrebbero non essere di tipo umano (in tal senso anche per le fedi tradizionali sono molti gli esseri che hanno dimensioni che le nostre percezioni non colgono), con un diverso tipo di consapevolezza della realtà. Il progresso tecnico-scientifico dell’uomo è conforme al suo orizzonte di coscienza, e anche se lo spazio e il tempo non esistono in senso oggettivo, i sapiens si muovono secondo queste coordinate. I sapiens non possono percepire con la vista oggetti di dieci o quindici dimensioni.

Il libro è particolare, inizia mettendo sul piatto una serie di informazioni che bombardano il lettore, né poi l’ambientazione alle Figi sembra essere così accattivante. Un biologo evoluzionista separato dalla moglie dopo un grave lutto approda nell’arcipelago, qui conosce diverse persone, tra cui John, uno scrittore, ma soprattutto Josè e Ana, che incrociati (per caso o no? alla fine sapremo tutto), gli lanciano aforismi colti e considerazioni filosofiche-scientifiche sulla vita, l’evoluzione.
Secondo il preciso imperativo che non troppo di rado la grande letteratura è ciò non è e non è ciò che è, l’incipit di questo romanzo risulta poco accattivante, arrivati a metà si è già entrati in catalessi, sebbene le singole frasi, le considerazioni, gli enigmi posti da questi personaggi presi singolarmente siano molto intriganti, peraltro abbastanza conformi a delle mie idee.
E’ curioso che i protagonisti si trovino lungo la linea oraria di demarcazione tra due giorni contigui: le Figi sono il primo punto dove si festeggia il nuovo anno, e in questo caso siamo più o meno prossimi al nuovo millennio. Curioso e riuscito da un punto di vista letterario, perché a loro volta i protagonisti in un certo senso finiscono per viaggiare tra le epoche e tra le loro stesse realtà esistenziali. Chi sono e cosa nascondono i misteriosi Josè e Ana? Perché tutti in si ricordano di aver visto la donna? Ma dove? E perché? E’ pure involontariamente curioso perché è proprio lungo la linea di demarcazione del romanzo che scatta qualcosa, le pagine improvvisamente instillano una più vivida attenzione, seppur i passaggi non siano sciolti e le continue dissolvenze temporali e familiari non rendono il testo fluido, ma oggetto di una continua conquista, e chissà, è anche un bene, un gusto della lettura. Qualcosa si perde, ma non poco resta, e quello che rimane non è detto che si sedimenti nella parte conscia e superficiale di ognuno.
Jostein Gaarder è un autore norvegese, il cui libro più conosciuto è ‘Il Mondo di Sofia’, la sua scrittura risente delle moderne teorie scientifiche quanto della sua formazione filosofica e teologica.

Gino Pitaro

Nasce a Vibo Valentia e ha svolto attività di redattore, articolista freelance e di documentarista. Vincitore di numerosi premi, è autore del romanzo I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore, 2011), Babelfish (Ensemble, 2014) e Benzine (Ensemble, 2015).

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