LA CABALA MISTICA di Dion Fortune (Astrolabio, 1974)

Il dharma dell’Occidente differisce da quello dell’Oriente; è di conseguenza desiderabile cercare di inculcare ideali orientali in un Occidentale? Il ritiro dal piano della terra non è la sua linea di progresso. L’Occidentale normale, sano, non ha alcun desiderio di evadere dalla vita, la sua passione sta nel conquistarla e nel metterci ordine e armonia. Soltanto i tipi patologici desiderano ‘cessare a mezzanotte senza dolore’, essere liberi dalla ruota delle nascite e delle morti; il normale temperamento occidentale chiede ‘vita, più vita’.
(pag. 17).
La Cabala Mistica di Fortune Dion è uno dei capolavori di questa autrice. Per conoscere qualcosa di questo antico sapere, afferrarne i fondamenti, bisogna rivolgersi a pubblicazioni non facili da trovare ma che sono dei classici. Il testo della studiosa inglese è uno dei più conosciuti e interessanti, edito da Astrolabio sin dagli inizi degli anni ’70. Fra gli altri a me giunti a conoscenza c’è il leggendario ‘777’ del controverso Aleister Crowley, quelli di MacGregor Mathers e della grande Helena Blavatsky. Alcuni testi di essi, e non solo, sono ‘misteriosamente’ scomparsi o poco reperibili nonostante il grande interesse.
La cosa intrigante della Cabala è che sostanzialmente è un glifo e funziona non appena si comprende lo schema. In tal senso non è solo vera la Cabala rabbinica, che affonda la sua immensa conoscenza nella tradizione babilonese e giudaica, ma qualunque altro sapere ad essa connesso (Cabala Pitagorica, Cristiana, ecc.), proprio perché i Sephirot (le sfere di concrezione di un’essenza mistica o energetica) si caricano dei saperi che ognuno reca con sé. Se avete compreso lo schema e conoscete solo i manga la Cabala inizia a funzionare lo stesso. Femminile e Maschile non sono intesi necessariamente come donna e uomo, ma come energie presenti in ognuno di noi. Per esempio il pilastro a sinistra, quello femminile, è simbolo della severità da un punto di vista esoterico. L’energia femminile infatti è ‘la severità della forma’ per eccellenza, in quanto la madre è ciò che da la vita e la morte: ogni nascita reca con sé un biglietto a tempo. La Cabala è uno schedario: traslando quindi il concetto su uno dei tanti piani, come quello cristiano, la Madre dei Viventi è appunto colei da cui dipende ogni grazia, ogni forma di ciò che esiste, secondo una disposizione paterna e ancora prima né maschile e né femminile (Kether). Il pilastro maschile è detto della ‘grazia’, ma ciò non è contraddizione: come nella forma agisce il maschile, attraverso l’attivante maschile si esprime la grazia femminile. Per esempio Venere veniva rappresentata ‘barbuta’, non per una sorta di visione pansessuale, frutto invece della secolarizzazione dell’uomo moderno, ma proprio perché Venere è positiva nell’uomo e negativa nella donna: ovvero l’uomo in tal senso attiva nella donna un grande potenziale altrimenti inerte e a sua volta viene da lei fecondato psicologicamente. Marte invece è sul pilastro femminile, perché è positivo nell’energia femminile e negativo sul piano maschile, ovvero attiva l’energia a esso pertinente, che non è solo guerresca: Marte è il Dio del coraggio, di una certa propositività. Esempio non fatto dall’autrice può essere l’Iliade, in senso allegorico e metaforico. Non di rado poi Ercole veniva rappresentato con vestiti femminili. Dualità e polarizzazioni che si trovano in tutte le culture del mondo. I miei sono solo modesti e limitati esempi generici su alcuni Sephirot, perché la Cabala è ricchissima e offre tantissime spiegazioni. Occorre dire che quello centrale è il pilastro dell’armonia e dell’equilibrio, che a sua volta è squilibrio, dato che l’Universo è movimento, deve essere continua mutazione.
L’uomo ha dimenticato la forza del simbolo, la sua capacità di trasmettere significati, che invece è molto potente e agisce nell’inconscio. In tal senso l’Albero della Vita è già uno strumento rilevante.
E’ interessante la visione dell’Universo proposta dalla Cabala, che corrisponde sia alle moderne concezioni della fisica quantistica che alle esatte traduzioni bibliche. Nozioni che l’autrice non possedeva a fondo. Secondo la Cabala, la fonte primigenia dell’universo non è visibile, non può essere compresa nella dimensione umana, ma ciò che è doveroso dire è che questa fonte che si deposita in Malkuth, il più basso dei Sephirot, non è un riverbero di luce sotto il quale l’uomo passivamente vive e osserva, ma invece un deposito creativo. Dio non dà all’uomo nessuna casa ma gli permette di crearla. In tal senso l’Universo che osserva è frutto di una sua frequenza, una ‘severità della forma’ a cui egli stesso è assoggettato, così come alla vista noi non vediamo ciò che è una determinata cosa nella sua essenza, ma solo la trasmissione di onde elettromagnetiche che si esprimono in specifiche vibrazioni, le quali a loro volta interagiscono con la chimica del nostro cervello. I colori infatti non esistono. Esiste l’alchimia tra ciò che ci sembra di vedere e il nostro cervello, ed è vero anche nel mondo animale. Ciò che è rosso per l’umano non lo è per l’iguana.
Tutto questo per esempio è molto conforme alla corretta traduzione della Genesi: ‘In principio Dio creò il Cielo e la Terra…’ è una traduzione concordemente errata. Non c’è nessun principio, nessun prima e dopo. Il verbo ebraico in questione non ha il tempo passato. Quella esatta nel significato, anche se la mia ora è discutibile nella prosa poetica, è: ‘Sappi che alla base di tutto (non all’inizio, non in un prima o un dopo) c’è il fatto che ogni cosa è creazione, tutto è eterno movimento e tu sei parte attiva di questo, secondo la forma che hai (Binah).

Gino Pitaro

Nasce a Vibo Valentia e ha svolto attività di redattore, articolista freelance e di documentarista. Vincitore di numerosi premi, è autore del romanzo I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore, 2011), Babelfish (Ensemble, 2014) e Benzine (Ensemble, 2015).

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