L’ARCA DEI NUOVI MAESTRI di Igor Sibaldi

“E le rocce e anche i tuoi traumi, e tutti gli avvenimenti che secondo te il tuo io non è riuscito ad assimilare e che l’hanno danneggiato, non sono affatto più giù, ma tutt’intorno: non sperare che siano nel passato. Ci sono e basta: sono energie che non sai più usare, o non sai ancora usare, e che ti stanno attorno come le nuvole, a schermare ciò che dagli orizzonti fluisce verso di te. Le associ ad avvenimenti passati, a traumi, ma questo non è diverso dal dare vari nomi alle sfere. Puoi allo stesso modo associarle ad avvenimenti futuri: perché da lì verranno certamente conflitti e sconfitte; così ciò che voi chiamate passato diventa di nuovo futuro. E da lì vengono i vostri difetti, limiti, paure, che producono continuamente ricordi dolenti: sotto queste nuvole ricevi meno luce e sei debole e soffri, fino a che non ne vieni a capo.”
“E come?”
“Salendo più su. Diventando più grande. Il contrario di ciò che si sforzano di pensare i vostri dottori, che credono di farvi scendere giù per curarvi la mente, perché vi immaginate di essere chissà a quale altezza.” (Pag.45)

Igor Sibaldi a qualcuno dice molto perché ha visto conferenze o letto libri che parlano di esegesi biblica, di spiritualità, testi ontologici che si interrogano sul ‘sé’, che possiamo definire l’io’, e dialogano con la propria interiorità. Altri non sensibili a questi temi o che li snobbano, non lo conoscono ma dovrebbero perché è stato uno dei più grandi traduttori di Tolstoj e della letteratura slava.
Ho seguito qua e là alcune sue dissertazioni, essendo d’accordo in buona parte su ciò che pensa. Ha fatto un enorme lavoro di esegesi biblica, scoprendo cose interessantissime, che non sapevo, e alcune di queste le ho verificate, dovendo ammettere che la Bibbia – già somma di testi eccelsi – è un libro molto più ricco di quanto manipolate tradizioni hanno riportato nel corso dei secoli, fin dal 300 d.c. La cosa interessante è che non siamo di fronte a interpretazioni o studi alla Biglino, per intenderci, ma di una vera e propria ricerca che ha permesso di risalire ai significati profondi e a tutta una serie di manipolazioni. Questo lavoro di esegesi, unito a un articolato studio che si nutre di filosofia, di studi di altre lingue, di altri saperi spirituali, ha permesso poi l’elaborazione di una personale via di ricerca – anche dentro il sé (io) -, che l’autore attraverso i suoi libri e le conferenze snocciola in modo piuttosto efficace. ‘L’Arca dei Nuovi Maestri’ è uno degli ultimi libri di Sibaldi, probabilmente più ermetico, quasi sperimentale, ardito, non semplice da seguire nonostante la prosa scorrevole, forse meno fruibile di tutti i suoi testi precedenti, a cominciare dal famoso ‘I Maestri Invisibili’. Lui stesso afferma che non è necessario capire tutto: ‘l’io piccolo’ vuole afferrare ogni cosa, mentre l’io grande’ riceve messaggi subliminali che elabora.
A livello prettamente ecclesiastico e della cultura di massa, c’è stata in questi anni una novità significativa. Il Benigni che fa corretta esegesi biblica su Rai1 e smonta alcune stratificazioni della storia, ha ricevuto le congratulazioni da parte del Vaticano stesso, un inedito assoluto nella rete ammiraglia, megafono del sentimento nazionalpopolare. A Sibaldi non vengono contestate le sue interpretazioni o talvolta la sua un po’ ardita ma credibile argomentazione, tuttavia, si dice, la religione non è il libro, la religione è la religione e il libro è il libro. Del resto piccoli o grandi scismatici hanno spesso commesso il tragico errore di ritenersi migliori. La divisione non separa la natura umana da se stessa, nel bene e nel male. Sapere però è potere, libera energie nuove.

Gino Pitaro

Nasce a Vibo Valentia e ha svolto attività di redattore, articolista freelance e di documentarista. Vincitore di numerosi premi, è autore del romanzo I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore, 2011), Babelfish (Ensemble, 2014) e Benzine (Ensemble, 2015).

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