BUIO SULLA SPAGNA (The Fell of Dark) di James Norman

L’autore è uno scrittore americano, noto soprattutto per alcuni ottimi libri d’avventura dai quali sono stati tratti film di successo, ‘L’ammutinamento del Bounty’ per esempio. Partecipò alla Prima e alla Seconda Guerra Mondiale, come mitragliere e poi nell’ultimo conflitto come capitano. Visse prevalentemente a Tahiti, dove si dedicò a scrivere. La sua vita di scrittore parte però già dal 1916, intervallata solo dagli impegni sul fronte.
‘Buio sulla Spagna’ è un mezzo mistero, in quanto nonostante sia stato un libro del ‘Club degli Editori’, è quasi sconosciuto. I paesi dove è stato relativamente più letto sono l’Italia e gli Stati Uniti. Coloro che lo hanno in casa è soprattutto per via di qualche abbonamento di nonni o genitori negli anni ’60. O chissà, dato che molte famiglie come la mia hanno avuto parenti lontani o vicini impegnati nella guerra vivile spagnola, il motivo del suo buon successo nel Belpaese fu dovuto in quegli anni anche a questo. E’ un romanzo appunto ambientato in quel contesto. Per la sua posizione non politica ma anche non celebrativa e piuttosto realistica del conflitto, con tutto il suo carico di umanità, miserie, tragedie ed eroismo, non poteva essere pubblicato nella Spagna di Franco.
E’ interessante che non sia stato rivalutato in Spagna dopo la caduta del regime, mentre il capolavoro ‘Per chi suona la campana’ di Hemingway ha avuto subito una grande diffusione ovunque, pure in America Latina. Ci sono però delle differenze sostanziali, anche di pubblicazione: le vicende di Robert Jordan furono pubblicate per la prima volta nel ‘40. La storia di Hemingway è quella di un percorso esistenziale, dove l’americano idealista e combattente incontra varie figure con le quali si relaziona. Archetipo tra archetipi compie un viaggio che è un po’ quello dentro la coscienza. Ha livelli di lettura che più facilmente possono essere estrapolati da quelle vicende storiche. Siamo in Spagna ma ci si può dimenticare di essa. ‘Buio sulla Spagna’ invece entra più nel dramma di quella guerra civile: gli sfollati, la gente che cerca di guadagnare il mare per imbarcarsi e fuggire, i multiformi fronti, fatti di milizie diverse per connotazione ideologica, soprattutto sul fronte Repubblicano. Lo sfondo in James Norman è sostanza del racconto: Madrid l’eroica che resiste ai fascisti, Barcellona la bottegaia calabraghe, Valencia la resiliente. A suo modo esprime connotazioni presenti in vari conflitti, ma con aderenza ai paradigmi storici e ideologici della Spagna del periodo. Il sogno di un governo in esilio e quello di poter evitare le epurazioni per chi rimane, rappresentano due poli motori della storia (di tante storie del genere in definitiva), che vede al centro Don Luis Sanroman, intellettuale che tutti cercano, per ucciderlo o per portarlo all’estero dove dovrebbe divenire una delle anime della Spagna democratica. Don Luis invece scendendo da un treno di profughi per far legna si perde con una bambina e vaga nella Mancha. Tutti lo cercano, tutti lo vogliono, ma lui intanto non esprime nessuna chiara posizione sul conflitto in atto, e se non fosse perché rimasto solo non se ne sarebbe nemmeno andato dalla sua cittadina. Vuole ricongiungersi ai figli: Carlos, uomo valoroso, impegnato nel conflitto – con il quale non si è mai compreso troppo -, e Francisca, comunista.
Il romanzo è scorrevole, a tratti intenso, ricco di succose digressioni sulla Spagna, sempre da un punto di vista endogeno: sono gli spagnoli che parlano della Spagna.
Questo libro è consigliato a chi vuole saperne di più di quel conflitto attraverso un romanzo vissuto, vicino alla realtà che è stata e, in definitiva, per comprendere meglio la Spagna di ieri e di oggi, arricchendo il proprio bagaglio emotivo e intellettuale.
Il romanzo lo si può richiedere in genere nelle biblioteche ed è disponibile in diversi webstore in edizione dell’epoca, dato che dopo gli anni ’60 non è stato più ristampato.
La Spagna ha riscoperto letterariamente la sua guerra civile di recente, attraverso alcuni nuovi scrittori molto seguiti, soprattutto in patria.

Gino Pitaro

Nasce a Vibo Valentia e ha svolto attività di redattore, articolista freelance e di documentarista. Vincitore di numerosi premi, è autore del romanzo I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore, 2011), Babelfish (Ensemble, 2014) e Benzine (Ensemble, 2015).

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