OCCHI SULLA GRATICOLA di Tiziano Scarpa

La biblioteca universitaria è un luogo che esalta al massimo grado il sottinteso sessuale, proprio perché tende ad abolire la categoria del corporeo, riducendo a puro spirito la presenza dei suoi frequentatori. Basti pensare alla mitologia del silenzio bibliotecario, intimato tassativamente nelle sale di studio e consultazione e che, proprio per questo, finisce per rendere fastidioso, assai più percepibile e distraente qualsivoglia rumorino
(pag. 36)

Sclerare. Questo esordio di Tiziano Scarpa esprime al meglio la definizione di ‘sklero’ o sclero, da qui appunto sclerare o ‘sklerare’, quindi uscire fuori di testa, danneggiare il proprio hard disk psico-mentale, che continua a funzionare secondo certi schemi logici, ma produce un’escrescenza anomala e bizzarra di dati. O fuoriuscita di materia grigia se si fa riferimento alla fisiologia del cervello. Scomposizione e ricomposizione senza nessun nesso alla fonte primigenia. E’ un libro pubblicato nel ’96, letto distrattamente allora e meglio adesso. Ora, non so se avete presente amici e colleghi di università (o voi stessi), che sottoposti dal docente-padrone a ogni pretesa esosa, a ricerche estreme, durante il lavoro della tesi di laurea o del dottorato a un certo punto si costruiscono un universo laterale, dove utilizzano le stesse categorie di studio o accademiche con una sorta di fredda goliardia, applicandoli a temi scurrili, sessuali, erotici e a elucubrazioni varie. Insomma, discorsi da bar dove la goliardia mutua linguaggi e categorie accademiche.
E’ un libro umorale, proprio perché parla di umori del corpo, soprattutto di organi sessuali, partendo dall’assunto di Venezia come vagina d’Italia. Venezia con le sue atmosfere umide, i canali, gli anfratti a volte cavernosi.
E’ un romanzo quindi veneziano, perché si avverte in chiave pulp l’eredità di una certa tradizione letteraria, libertina o licenziosa, ma con garbo giovanilistico e fresco, più per vorace giovinezza che per vocazione.
E’ un testo leggermente morbosetto, però in onore a un certo coraggio espressivo glielo si perdona.
Pochi giorni fa ho letto un commento su un romanzo che mi ha fatto riflettere, cioè mi ha fatto pensare adesso, anche se mi era arrivato tante volte: “E’ un bel libro, scritto molto bene, incuriosisce, lo si divora in un amen, ma appena finito dopo qualche ora non si ricorda nulla. Non è letteratura.”
“Occhi sulla graticola” non si può definire bello, non si divora nemmeno nonostante sia di poco più di un centinaio di pagine, ma è letteratura, perché in forma narrativa spiega una certa piega sociale e culturale dei nostri tempi, l’influenza dei media, le osmosi del nostro immaginario, una certa sana e insana globalizzazione, e lo fa senza voler fornire alcuna spiegazione, senza volerlo spiegare. Non procede a tesi, narra appunto, in una forma vagamente maccheronica, finto-accademica, pseudo-saggistica, dove le citazioni e gli schemi non sono altro che una digressione in prima persona. Le scemenze, come spesso accade, spiegano molto di più dei dialoghi accorati. O almeno questa può essere una via valida come altre.
Essendo letteratura la fortuna di “Occhi sulla graticola” non cessa. Mi dicono sia un libro molto richiesto.

La quarta di copertina è un programma. Ho l’’onore’ di riscriverla corretta perché stranamente ci sono molti errori di sinossi un po’ ovunque:
Venezia, oggi, nell’ambiente studentesco. Carolina, con lo pseudonimo di Maria Grazia Graticola, lavora presso una redazione disegnando genitali sulle traduzioni italiane dei manga, i fumetti porno giapponesi, dove le parti intime sono occultate nelle versioni originali. Già fidanzata con Tullio Parmesan, che scoprirà essere omosessuale, ha un rapporto blandamente incestuoso con il nonno. Fabrizio Rumegotto si mantiene agli studi con strani espedienti: assieme al compagno di stanza Giampaolo Devitis fornisce sperma all’anziana locatrice, la signora Cordellato, che lo pretende come prodigiosa e ringiovanente crema al posto della pigione. Alfredo, un laureando, un giorno salva Carolina, che per la vergogna provocata da una diarrea irrefrenabile e una situazione di debolezza esistenziale si era buttata nel canale dal vaporetto. Mentre la ragazza è convalescente nella casa dello studente, lui rovista nel suo diario e chiede di lei ad amici e conoscenti, finendo poi per scrivere un trattatello sulla sua storia, che è poi il romanzo che leggiamo.

Tiziano Scarpa poi ha scritto e scrive ottimi libri, vincendo anche il premio Strega.

Gino Pitaro

Nasce a Vibo Valentia e ha svolto attività di redattore, articolista freelance e di documentarista. Vincitore di numerosi premi, è autore del romanzo I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore, 2011), Babelfish (Ensemble, 2014) e Benzine (Ensemble, 2015).

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