“Sul tango. L’improvvisazione intima” di Davide Sparti

Davide-Sparti-ILTANGO“A differenza dell’ascolto della musica, che ha molto in comune con il leggere, il ballo è, in senso lato, un’arte sia visiva che temporale, un modo, se si vuole, di collocare la musica al centro del nostro corpo – quel corpo in movimento attraverso il quale la musica si materializza. La danza è un sistema di azioni specializzate, una successione di movimenti somatici prodotti intenzionalmente e allacciati in sequenze significative, spesso eseguiti sincronizzandosi sulla base di stimoli ritmici, talvolta in sintonia con altri corpi. In termini figurati, ballare significa tessere immagini nello spazio attraverso il movimento”. Così definisce il ballo, il Tango, Davide Sparti, Professore di Epistemologia delle scienze sociali e di Teorie dell’identità nell’Università di Siena.

Da molti anni il filosofo Davide Sparti conduce un’originale ricerca sulle tecniche di improvvisazione nelle arti e nella vita quotidiana. Dopo una serie di studi sul jazz, il suo nuovo libro, intitolato “Sul tango. L’improvvisazione intima”, edizioni il Mulino, è dedicato al tango argentino. L’autore spiega cosa significa comprendere la danza come «attività incarnata», e quali siano i significati di questa pratica creativa che trasforma l’identità attraverso la relazione di coppia. Nel libro risaltano le bellissime immagini descrittive del tango. Studiato dall’autore come ambito sociale, grazie alla sua frequentazione della milonga per tutta europa.

Il libro vuole evidenziare lo spessore culturale di cui il tango è impregnato prendendo le mosse dall’esperienza delle milonghe, il luogo dove il ballo del tango diventa pratica sociale e in cui il contatto fra due persone in movimento e le altre coppie genera un peculiare ambito, dinamico ed intimo al tempo stesso. Dopo aver esaminato il ruolo dell’incorporazione della tecnica e quello dell’improvvisazione (che rende ciascun tango diverso da quello precedente), il libro si interroga sull’odierna diffusione del tango. In un’epoca in cui aumenta la connessione virtuale ma diminuisce il contatto fisico, il tango rappresenta una forma di socialità viva e incarnata.

«[…] concentrarsi sul partner, piuttosto che sulle sequenze da imporre a chi deve seguire ed eseguire; non dirigere e provocare ma assecondare la logica interna della interazione. È la dinamica che si genera quando due corpi si muovono insieme a produrre quell’aura in cui si è depositata l’immagine del tango». (Quarta di copertina).

Moreno Stortini

nato a Bastia Umbra vive attualmente a Roma, funzionario pubblico, interessato da sempre alla musica e da essa condizionato nella vita e nelle scelte. Per lui la musica è poesia, amore per la bellezza, motore della propria vita. Negli anni ’70 il Rock, poi ascolta e legge di Jazz, infine l’America latina, dove vive per un breve periodo e poi frequenta, affascinato dalla musica, dalla storia e dallo studio delle civiltà precoloniali e delle radici africane, indelebili per i popoli delle Ande e dei Caraibi. Conquistato da questo miscuglio di razze, di suoni e di lingue, che interpreta come artefici della creazione di un sentimento nuovo di Musica e di Letteratura, capace di segnare i destini del mondo occidentale e non solo. E, last but not least, l'Afro latino con il jazz, una bomba di suoni e di emozioni che per lui “non ha uguali”. Innamorato di ciò, spende voglia ed emozioni che spera di trasmettere.

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